Cos'è il S.O.C.A

Considerando il numero elevato di casi che si stanno presentando, pubblichiamo il comunicato emesso dal Centro Superiore d’Analisi di Zoognostica ed Etologia Canina.

E’ stata identificata una nuova malattia, probabilmente causata da un virus, che esiste nel cane e viene trasmesso all’uomo.

Sembra che esista da molto tempo, ma da poco la scienza ha identificato la malattia ed ha cominciato a studiarla. E’ stata chiamata Sindrome Ossessiva Canina Acquisita (S.O.C.A.).

All’inizio dello studio si pensava che l’origine del S.O.C.A. potesse essere psicologica, ma due giovani ricercatori, hanno provato che gli allevatori di cani da esposizione sono l’agente di trasmissione.

Gli epidemiologi   hanno identificato 3 fasi di questa malattia e i suoi sintomi.

A- Sintomi del primo stadio di malattia. SOCA fase 1. Casi lievi.

1 L’affetto pensa che qualsiasi esposizione in un raggio di 1500 km sia vicina.

2 Si alza alle 5 della mattina per portare a passeggio e dar da mangiare ai cani.

3 Passa felicemente molte ore del giorno toelettando i cani.

4 Pensa di essere oculato considerando che spende meno di 5000 euro all’anno in esposizioni.

5 Non riesce a ricordare quando prese il primo cane.

B- Sintomi del secondo stadio di malattia. SOCA Fase 2. Fase conclamata..

1Il fattore più importante quando compra un automobile è

capire quante gabbie ci stanno all’interno.

2 Quando cerca una casa la prima cosa che pensa è: quanti cani potranno stare nella nuova proprietà?

3 Le spese di alimentazione dei cani sono più elevate che quelle della sua famiglia.

4 Spende più in veterinario che in dottori.

5 Non ha risparmi da parte perché ha speso tutto andando in esposizione.

6 Deve comprare più di un automobile all’anno , perché ha fatto più di 450.000 Km viaggiando per esposizioni.

7 Ha più fotografie dei cani che della sua famiglia.

8 La sua idea di vacanza divertente è quella di andare a fare un circuito di esposizioni.

9 La maggioranza delle sue conversazioni riguardano i cani.

C-Sintomi del terzo stadio, SOCA fase 3. Fase terminale.

1 Si sveglia la mattina e si rende conto di aver messo a dormire i bambini nelle gabbie e i cani nel letto.

2 Conosce il nome di ogni cane e il suo pedigree, ma non riesce a capire chi è il forestiero che abita in casa sua e risulta essere sua moglie (o suo marito).

3 I suoi vicini insistono nel dire che i bambini, di cui si lamenta, che continuano a correre intorno a casa molestando i cani, sono i suoi.

4 Chiama i bambini battendo il piede a terra e non riesce a capire perché non vengono e perché si stanno strangolando col guinzaglio.

5 Ha viaggiato tanto per esposizioni che non si ricorda più dove è stato.

6 La sua famiglia dice: Scegli: i cani oppure noi!, e sceglie i cani.

 

Hai paura di questa malattia? Non preoccuparti, c’è speranza. Nel corso dei nostri studi abbiamo osservato che la maggiorparte dei casi rimangono fermi alla fase 2 in modo cronico.

Con molta difficoltà abbiamo identificato pazienti con SOCA fase 3. Attualmente sono in isolamento in un’ ala del nostro centro di studi dove sono sotto osservazione per cercare di capire meglio la malattia. E’ uno spettacolo molto triste, vedere queste persone, una volta pieni di vita, che non fanno altro che correre intorno alla sala, facendo triangoli, o circoli interminabili, con la mano sinistra fanno movimenti come se tenessero un guinzaglio mentre la mano destra rimane chiusa come se contenesse qualcosa, fanno rumori con la bocca come per scherzare oppure dicono con voce affettuosa parole senza senso come: “guarda”, “prendi”, “molto bene”.

D’altra parte bisogna fare attenzione ai commenti, perché basta dire a uno di questi malati la parola “congratulazioni” che subito entrano in una frenesia incontrollabile, mentre gli altri pazienti cadono in depressione.

Sfortunatamente, non ci sono molte speranze per questi casi, ma con il tempo e grazie alle analisi che stiamo facendo, speriamo di comprendere meglio la malattia e di poter trovare dei trattamenti per curarla.

Per ora stiamo cercando di isolare l’agente della malattia per vedere se in un futuro prossimo potremo sviluppare un vaccino.

Un effetto molto curioso del SOCA è che l’esposizione alla malattia in giovane età ha un effetto immunizzante, almeno così sembra.

Molte persone affette da SOCA fase 2 e 3 hanno membri della famiglia (figli, mogli e mariti) che non danno nessun segno di malattia. Abbiamo ipotizzato che questo può essere dovuto ad alcuni effetti ambientali oppure alla produzione di anticorpi.

Questo collegamento che si sta ancora studiando, può essere dovuto al fatto che le persone affette in questo grado di malattia,tendono a non relazionarsi ai familiari più vicini. Probabilmente a causa di una amnesia indotta dalla malattia, loro non ricordano nemmeno di avere una famiglia.

 Cosa si può fare per non contrarre la malattia? Fino a che non troveremo un trattamento efficace , il modo migliore è la prevenzione. 

1 Evitate allevatori che annunciano la vendita di “cani da esposizione”, visto che sembra che siano i cani l’agente di trasmissione della malattia.

2 Andatevene dalla città i giorni in cui i quotidiani locali informano che si terrà un’esposizione canina.

3 Se inavvertitamente entrate in contatto con una persona affetta da SOCA, separatevene prima possibile, hanno la tendenza ad assoggettare , (probabilmente è un effetto collaterale del virus per assicurare la propagazione)andatevene velocemente da casa sua e lavatevi con un sapone germicida.

4 Se vivi con un affetto puoi stare tranquillo, il fatto che non sei stato colpito fino ad ora, ti permette di assicurarti con quasi il 100% di probabilità , che sei una persona immune dalla malattia.

“UN HOBBY MOLTO COSTOSO”

Già sono passati alcuni anni, forse sette, però lo ricordo come se fosse ieri.

E’ una di quelle cose che restano nella memoria senza una ragione apparente.
Eravamo noi due, circondati da Labrador e aranci, sotto questo impressionante sole di Murcia. Mi guardò seriamente e riferendosi all’allevamento disse: “Benito, questo è un hobby molto costoso”. Non gli potevo credere; mi aveva appena finito di dire che un cucciolo partiva per il Messico e il resto della cucciolata era venduto. Un’attività del genere non poteva che dare guadagni.

Sicuramente molti di voi avranno la stessa opinione che avevo io in quel momento, però ci sono moltissimo cose e circostanze che non avevo tenuto in considerazione allora.

Forse non sono la persona più indicata per farlo, sicuramente ci sono molti allevatori che hanno più esperienza di me, però tenterò di mostrare alcune cose che non si notano dall’esterno e che, a volte,  rendono duro e difficile questo appassionante mondo dei cani.

Allevare cani è facile, la cosa realmente complicata è allevare buoni cani.

La prima cosa di cui si ha bisogno sono dei buoni riproduttori che, oltre ad aderire perfettamente ad uno standard di razza, godono di un buon carattere ed ottima salute.

E quando parlo di salute, non mi riferisco solamente al fatto che siano sani ma anche che siano liberi da malattie genetiche come le displasie o l’atrofia progressiva della retina.

Avete idea dei soggetti, nazionali e importati, su cui noi allevatori abbiamo concentrato speranze e cure, che abbiamo dovuto togliere dalla riproduzione perchè non erano cani “sani”?

A questi, dobbiamo aggiungere i cani con cattivo carattere e quelli che, pur avendo tutte le caratteristiche elencate, non riproducono buoni soggetti.

Sicuramente potete immaginare quanto sia “faticoso” per un allevatore ritirare un cane di un anno su cui ha riposto molte speranze.

Vi assicuro che è molto difficile, ma in quel caso non ci resta che cercare per lui una buona sistemazione , armarci di pazienza ed aspettare d’incontrare un altro cucciolo interessante....per ricominciare.
Nè vedevo “da fuori” tutte le notti in bianco, i parti complicati, le gravidanze non andate a buon fine, la morte di cucciolate intere senza apparente motivo.

Anche le nostre famiglie pagano un prezzo molto alto. E’ molto il tempo che gli “rubiamo”per dedicarci ai cani, le vacanze promesse mai arrivate e tutte le delusioni, gli scontri e i problemi che tutto questo comporta.
C’è poi la questione economica; se facessimo un bilancio tra il denaro investito nei nostri cani e quello conseguito con la vendita dei cuccioli, sicuramente in molti casi questo risulterà negativo, ciò significa, che per molti allevatori, specialmente quelli che hanno pochi cani, costa molto allevare.
Continuando con le cifre, vi dirò che un mio buon amico ha appena finito uno studio in cui si denuncia una preoccupante realtà. Durante l’anno 2008 solo un 10% dei Labrador iscritti all’ente nazionale della cinofilia
arrivavano da un serio lavoro di allevamento.

Il restante 90% dei Labrador nel nostro paese non arriva da un allevamento responsabile e selettivo.
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che a poco servono i sacrifici e il lavoro degli allevatori, se il futuro proprietario del cane non condivide il desiderio di avere un Labrador tipico, sano e con il meraviglioso
carattere di questa razza e finisce per comprare il suo cucciolo nei negozi di animali o da allevatori senza scrupoli magari multirazza, dove non si compie nessun tipo di controllo sopra le patologie congenite, genetiche e logicamente non si fa alcun tipo di selezione.

Prima di terminare, vorrei approfittare di questo spazio per mandare il più sincero ringraziamento a tutti quegli allevatori spagnoli, portoghesi, italiani e inglesi che mi aiutarono nel momento del bisogno.

 Un saluto e “hasta siempre” 

Benito Aznar, Endagora Labrador, Spagna



 
Allevamento riconosciuto: